lunedì 14 febbraio 2011

Il mio intervento alla manifestazione dibattito "Donne lucane in movimento:Se non ora Quando?"-Matera, li 13 febbraio 2011


Saluto il parterre e tutti i convenuti a questo dibattito ma lasciatemi soprattutto salutare questo giorno ricco di impegno e di speranze che segnerà un punto fermo nella storia sociale e politica del nostro Paese Italia.

Un Paese offeso e vituperato e che oggi cerca, attraverso le donne gli uomini che scendono in piazza insieme a noi, di riprendersi e di riaffermare i valori etici, morali e sociali di cui si sentono e sono portatori.

Perché esiste questa Italia, che è la parte più grande e fiera del nostro Paese:quella che in silenzio quotidianamente lavora ,di chi un lavoro ancora ce l’ha e fatica e stenta a vivere la quotidianità e a sognare e prospettare e progettare un futuro per sè per i propri figli.

Non è solo colpa della crisi economica, come qualcuno afferma!

C’è una crisi culturale e sociale cui dobbiamo immediatamente porre fine!

C’è una forte drammaticità in tutto questo!

Xkè seppure esiste una società silenziosa fatta di tante donne che ogni giorno portano avanti la propria dignità e combattono per difenderla, assistiamo con sempre più frequenta alla rappresentazione di un’Italietta fatta di svilimento femminile.

Fatta di donne piccole che hanno dimenticato valori come la parità, conquistata attraverso la competenza, il sacrificio e il lavoro, che credono di vincere sulla società maschilista imitandone i meccanismi più aberranti ed inetti.

Sono queste le donne che si ritrovano sconfitte e svilite, schiave di Berlusconi, dell’uomo che per primo non ha rispetto di loro.

Dalle intercettazioni emerge una donna spietata, propensa al ricatto, incline alla vendita di sé, disposta ad accettare sottomissione e schiavitù.

La rappresentanza femminile nel mondo del lavoro e in Parlamento non solo è esigua e scarna, ma appare spesso come il prodotto di favori, quando non di ricatti.

E credo che oggi si sia scesi in piazza per mostrare alle donne quanto siano cadute in basso e ricominciare a fare autocritica.

In tal senso, mi sovviene ciò che è avvenuto l’altro giorno qui in Basilicata, quando mi ritrovo a leggere il comunicato stampa fatto da alcune donne della commissione pari opportunità che prendevano le distanze dalla manifestazione di oggi e invitavano altre donne a non farsi strumentalizzare.

Ho risposto ad una di loro, che comprendevo le ragioni di tale dissenso , eccome se le comprendevo.

Loro abituate e soggiogate dall’umiliante giogo maschilista del loro capo di partito che , ahimè, è il mio capo di mio governo, a sottostare alle sue angherie per non essere messe “fuori”.

Ho risposto ad una di loro che mi sarei aspettata che a quel comunicato stampa ne succedesse un altro, dove, rivendicavano la loro dignità di donna e prendevano atto che un’epoca sta per finire, quella del loro premier,un comunicato dove invitavano altre donne del loro partito a riappropriarsi dei loro ruoli e delle loro dignità dimostrando di essere e fare la politica delle donne di destra e non quella delle donne di Berlusconi.

Perchè bisogna prendere coscienza di tutto questo!

Bisogna capire fino in fondo quanto l’Italia ha bisogno di politica e le ho svelato un mio desiderio:quello di vedere , in un giorno non molto lontano, le donne di questa Italia confrontarsi sui temi e sui problemi reali partendo dalle loro rispettive collocazioni e differenze politiche, per riprenderci il futuro e magari prospettare all’Italia intera che un futuro è ancora possibile.

Ma tutto questo cominciamo a farlo a partire da noi.

Magari ritornando a rileggere la storia del nostro Paese, quella scritta nella Costituzione e che vide per la prima volta, nella storia politica italiana , una donna Tina Anselmi, nel 1976 sedere tra i banchi del Parlamento.

Una storia scritta anche grazie al protagonismo delle 21 donne che per la prima volta nel 46 furono chiamate a far parte della Costituente e altre duemila sedere nei consigli comunali.

Possiamo forse ricercare in quei giorni lontani le tracce del nostro percorso e dei profondi mutamenti che hanno trasformato la società, la famiglia e la storia e che oggi ci chiamano a nuove responsabilità.

Riprendiamoci la politica, e innanzitutto diciamo basta a questo tipo di politica, basta a Berlusconi

riportiamo al centro del dibattito il protagonismo sano dell’essere donne - e uomini - nelle nostre città e nel nostro Paese.

Facciamo in modo che il Parlamento sia un luogo degno di rispetto e che sedersi in quell’aula sia il risultato del merito e del valore e non il simbolo della vergogna.

Torniamo a parlare dei gravi problemi che attanagliano l’Italia e non delle cronache sessuali che distolgono da una crisi che ci sta soffocando.

E facciamolo riconquistando il popolo e combattendo il berlusconismo inperante da quasi un ventennio, riformando le coscienze a intensificando i momenti di formazione politica e culturale delle nuove generazioni e di una nuova classe dirigente.

E dobbiamo farlo cominciando a richiamare tutti gli amministratori e rappresentanti delle forze politiche sociali e culturali della nostra regione.

A richiamarli al senso di responsabilità .

Che siano esempio di rispetto della dignità di tutti i cittadini di questo paese,un esempio quotidiano attuato attraverso anche le difficili scelte amministrative cui sono chiamati ogni giorno.

Perché, molta strada c’è ancora da percorrere e mandare a casa Berlusconi è solo l’inizio di un lungo percorso.

Cominciamo a percorrerlo insieme, uomini e donne del PD!

Cominciamo a farlo con maggiore forza e determinazione, offrendo un prezioso e solidale contributo al progresso della politica e del sistema, affinché le espressioni “cittadinanza duale” e “democrazia paritaria” trovino un senso concreto.

Ritrovando il senso di noi stessi e della nostra dignità umana.
Recuperiamo il modo di ricostruire una trama di relazioni umane significative, di cui bisognerebbe saper far tesoro.

Ritroviamo le tracce del percorso necessario per permettere finalmente alla soggettività femminile di delinearsi nella sua interezza, trovando i propri percorsi di libertà e autonomia - chiari, definiti, intangibili, invendibili - da porre al servizio della collettività.

Riapriamo il dialogo, il dibattito, lo scambio, la comunicazione tra le donne delle istituzioni, dell’associazionismo, delle professioni e del lavoro.

Rimettiamo in rete l’energia, la forza, le esperienze, il punto di vista di uomini e donne.

Sosteniamo la soggettività politica e la partecipazione civica della donne.

Facciamo tutto questo, ricordando soprattutto a tutti e a noi stesse che cosa significhi, profondamente e consapevolmente, esserLO DONNE!.

SE NON ORA QUANDO?.

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