
Tre mesi, tre casi di cui si è venuti a conoscenza per la drammaticità delle situazioni e per il coraggio della denuncia. Avvengono nella ridente cittadina materana, città esemplare e tranquilla, dove”si può camminare fino a tarda notte senza paure e senza timori”-affermano dei giovani studenti universitari.
Eppure,ciò che è accaduto a due ragazze adolescenti , una vittima di abusi del branco amico e, l’altra molestata continuamente dal padre sin da piccola, se sommati all’omicidio da parte di un ex marito che già tempo addietro aveva tentato di ucciderla,tutto sono tranne che sintomo di una tranquillità sociale e civile che investe e nel contempo stravolge la tranquillità di una collettività.
Eppure, sono anni che ci si sofferma ad analizzare lo status quo della condizione femminile e ciò che appare chiara è l’emancipazione della maggior parte delle donne che studiano, si laureano, fanno lavori che fino a qualche decennio fa erano solo prerogativa maschile. Donne decise, argute, leader di grandi società per azioni o impegnate in politica per meglio recepire le istanze della società di oggi.
Ma esiste una realtà sommersa, che torna a far clamore anche solo quando sono le cronache a rilevarle e nonostante il 25 novembre si celebri in tutto il mondo la “Giornata contro la violenza sulle donne” per ricordare le tre sorelle Miraball, torturate, stuprate e uccise dai militari del dittatore Trujillo, nel 1960 a Santo Domingo, il messaggio non sembra giungere all’interno della cellula più importante della società,la famiglia.
La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze che si consumano dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. I dati riguardanti le violenze subite dalle donne sono preoccupanti.
I dati Istat 2010 affermano che “Il fenomeno della violenza e dei maltrattamenti contro le donne ha, nel nostro Paese, ha una grande rilevanza: sono stimate in quasi 7 milioni le donne italiane tra i 16 e i 70 anni che hanno subito nel corso della vita, dentro o fuori la famiglia, una forma di violenza, fisica o sessuale.
1 milione 400 mila donne hanno subito forme di violenza sessuale prima dei 16 anni; oltre 7 milioni di donne hanno subito o subiscono violenza psicologica. Spesso, inoltre, coloro che subiscono forme di violenza psicologica sono anche vittime di violenze fisiche o sessuali.”
L’OMS afferma che 1 donna su 5 ha subito, nel corso della sua vita , abusi fisici o sessuali e, i dati inerenti il 2008 mostrano tra i casi rilevati, circa 1milione e 150 mila, quelli risultanti dal nord/centro 42 %, Emilia Romagna e Lazio 38% e Liguria 35% della popolazione femminile.
Il numero di donne che sporge denuncia sono inferiori alla media nazionale soprattutto nelle regioni del Sud, dove la percentuale sale del 26% se ci si riferisce a casi di stupri o tentati stupri e, a coloro che si considerano vittime di reato.
Solo il 4, 1 % denunciano lo stato di violenza, sempre al Sud.
La Basilicata, benché terra cresciuta nel rispetto delle regole e dell'essere umano e che rientra tra i territorio più sicuri d'Italia, non è esente da questo fenomeno.
Nella nostra Regione sono stati registrati 436 casi in provincia di Matera e 13 nella provincia di Potenza nell’ultimo biennio.
La violenza in discussione è di forma domestica e si consuma in una situazione familiare caratterizzata da disoccupazione e squilibri familiari aggravati da alto consumo di alcool e/o stupefacenti.
I dati di cui parliamo sono il risultato di denuncie fatte attraverso avvocati, psicologi e forze dell’ordine e risultano essere numericamente inferiori ai dati che ci pervengono attraverso le interviste telefoniche fatte dagli enti di statistica e dall’OMS.
Questo sta ad indicare che c’è una realtà sommersa che stenta a venir fuori i cui protagonisti stentano a rivolgersi alle istituzioni per richiedere aiuto e sostegno.
Può essere questo inteso come una sorta di diffidenza nei confronti delle autorità e rappresentanze socio-politiche?
Fatto sta che le vittime con sempre piu frequenza si rivolgono ad associazioni di volontariato per confrontarsi, informarsi e soprattutto combattere, attraverso un approccio”umano”,quel senso di solitudine interiore e di isolamento che pervade la loro esistenza.
Molte sono, infatti, nella nostra regione, le associazioni che si occupano di malesseri sociali, di violenze su minori,di problemi alcoolcorrelati, dipendenze, e tentano, attraverso i pochi mezzi di cui dispongono, , di attivare tutte quelle forme di prevenzione tra cui, informazione, assistenza psicologica e di aiuto alle famiglie che possano condurre all’acquisizione dello stato di diritto che un cittadino gode nel denunciare i soprusi di cui è vittima.
Un aiuto maggiore alla solitudine sociale che emerge nella sua drammaticità, potrebbe essere data da una maggiore sensibilizzazione e da azioni politiche tendenti in primis a controvertire le tendenze disoccupazionali e consecutivamente quelle di emarginazione che la nostra regione mostra soffrire con sempre più preoccupante drammaticità.
Antonella Melillo
da "Controsenso"del 16 dicembre 2010
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