venerdì 11 marzo 2011

Il maltempo concede una pausa.Metaponto:un lago sembra avere inghiottito le vestigia di un'antica civiltà.Scomparsa l'agorà.

da controsenso del mercoledi 9 marzo
Le previsioni dicono che le temperature scenderanno nelle prossime ore e che la pioggia tornerà a cadere incessante e un freddo siberiano metterà a dura prova l’intera area e i cittadini colpiti.
In queste ore, di “quasi respiro”, si torna nelle zone maggiormente colpite per cominciare a fare la conta dei danni sperando che si possa intervenire nel più breve tempo possibile per cercare di limitarli ed offrire un po’ di sollievo agli abitanti sfollati.
La strada, ci offre un paesaggio sconfortante:intere colture distrutte, alberi e frutti ricoperti di acqua e, laddove se ne è raccolta di meno, interi campi tappezzati da fango e melma. Case distrutte, allevamenti di bestiame allagati e centinaia di animali morti che galleggiano nelle torbide acque.
Arriviamo nella zona vicino al Parco archeologico di Metaponto:il nulla..
Tutto è scomparso, gli antichi resti di una civiltà importante è stata ingoiata dall’alluvione.
Un’ immensa distesa d’acqua , come fosse un lago da sempre esistito, che copre i resti di una memoria storica collettiva che fece di Metaponto la più importante delle città della Magna Grecia.
Lì troviamo alcuni dipendenti attoniti del museo, che guardano con occhi impietriti e lucidi, l’orgoglio del loro lavoro, l’orgoglio della nostra terra andato distrutto, perso.
L’agorà, l’antica città con tutti i resti e gli altri scavi che si stavano lavorando per far tornare agli antichi splendori , tutto scomparso, sommerso.”Ci vorranno diversi giorni per  rimuovere quell’acqua” ripete uno di loro-ma poi nulla tornerà come prima.”E ci racconta come, anche nel novembre 2008, Metaponto si trovò in una situazione simile, che tutti ricordiamo, almeno noi del posto, dalla quale si riuscì a salvare quel tesoro inestimabile, grazie anche alla collaborazione sinergica e tempestiva  e al sostegno di tutti. Una storia che si ripete.
Ma questa volta è diverso. Sarà difficile ripristinare il tutto per riportarlo alla situazione originaria. Diversi milioni di euro di investimenti, per i passaggi , la costruzione di un parcheggio per i turisti nell’area circostante, la riparazione e il recupero dei monumenti, la rete elettrica saltata, tutto è andato in tilt ed oramai  da rifare. Se ci saranno i fondi e se le condizioni climatiche daranno maggiore tregua e permetteranno i lavori. Sgomento e paura. Di essere dimenticati e di aver perso un tesoro immenso e senza paragoni.
Ci allontaniamo per raggiungere la zona delle Tavole Palatine, dove è stato organizzato dalla Protezione Civile, dalla Croce Rossa e dall’Esercito, un campo di accoglienza per gli sfollati.
Circa 20 persone. Donne, uomini ed anziani che hanno perso tutto, casa, bestiame, campi e tutto ciò che avevano ottenuto durante lunghi anni di duro lavoro nelle terre.
Si recano nella mensa allestita dai volontari della Croce Rossa, dove insieme a militari e ad alcuni tecnici possono trovare un po’ di ristoro dal freddo che fuori sta dettando i tempi della loro attesa.
L’attesa di sapere quanto tempo dovranno ancora aspettare, dormendo nelle tende allestite per loro, per poter avere un tetto di una casa che possa accoglierli nuovamente. Per ricominciare a vivere con ciò che resta con la dignità cui mostrano aggrapparsi nonostante la rabbia e lo sgomento e la paura di un futuro poco generoso con loro.

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