Circa 2000 ettari colpiti dalle esondazioni,
ma la stima dei danni non è definitiva
Sabato 12 marzo, ore 10,30: davanti all'Hotel Palatinum di Metaponto, sotto un tiepido sole e un leggero vento che smuove le bandiere gialle della Coldiretti, si affrettano i ritardatari. A pochi metri di distanza sono parcheggiati i mezzi dell'Esercito italiano e, alle finestre dell'hotel che affaccia sulla S.S. 106, alcuni militari in divisa si concedono una sigaretta.
A dieci giorni dall'alluvione che ha colpito in particolar modo il metapontino, i massimi dirigenti regionali della principale Organizzazione degli imprenditori agricoli hanno convocato un incontro per fare il punto: dopo la conta dei danni si pensa alle strategie necessarie a far ripartire il settore primario lucano gravemente colpito la scorsa settimana dalle esondazioni dei fiumi. Centinaia gli imprenditori agricoli delusi e arrabbiati che si sono dati appuntamento per ascoltare, ancora una volta, che era già stato tutto previsto e che il disastro si poteva in parte evitare. Tra questi, la signora Rosa Leone di Scanzano Jonico dell'Azienda Agricola Antica Fattoria che porta con sé, in tasca, una richiesta di riscossione da parte di Equitalia. Un'azienda modello: così la signora Leone parla della sua attività che ha puntato sui metodi di coltura biologici e sul connubio agricoltura-turismo. Dieci ettari di terreno coltivati a pesche, pere, mele e olive che hanno subìto danni perché “da anni nessuno pulisce le bonifiche. E noi, già da una settimana prima che si verificasse l'alluvione, abbiamo denunciato questa situazione, prevedendo le possibili conseguenze”. Oltre al danno, dunque, la beffa: entro 60 giorni l'azienda dovrebbe versare quasi 900 euro al Consorzio di Bonifica, ma la signora Leone non ci sta: “Fino ad oggi ho sempre pagato, senza ricevere evidentemente un servizio adeguato, ora non lo farò più”.
La sua testimonianza pare avvalorare una delle proposte avanzate da Coldiretti: l'istituzione di contratti di manutenzione ambientale da affidare direttamente alle imprese agricole, che quotidianamente presidiano il territorio. Nella bozza “Considerazioni e proposte sull'ennesima calamità naturale nell'Area del metapontino – Alluvione del 1° e del 2 marzo” presentata lunedì 14 marzo in Consiglio regionale, Coldiretti suggerisce, inoltre, l'immediata sospensione, con successivo abbattimento, di tutti i tributi fiscali, previdenziali, comunali, provinciali e consortili; attenzione, però, agli sciacalli – avverte il Presidente Coldiretti di Bernalda, Giuseppe Abatepaolo – a chi denuncia danni che in realtà non ha subito. Al tavolo dei relatori, in molti concordano con lui: “bisogna delimitare immediatamente le aree e le aziende effettivamente danneggiate per evitare inutili aiuti a pioggia e soprattutto dobbiamo scongiurare il rischio che la dichiarazione dello stato di calamità resti solo sulla carta”, afferma Giuseppe Brillante, Direttore Federazione Regionale Coldiretti Basilicata, dopo aver ricordato che gli interventi di manutenzione sui fiumi non rientrano purtroppo nell'ordinaria amministrazione ma sono realizzati occasionalmente. Nonostante già nel 1999 e poi nel 2003, il Ministero dell'Ambiente dichiarava la totalità dei comuni materani ad alto rischio idrogeologico, a livello regionale – denuncia Coldiretti – si è fatto ben poco per prevenire questo disastro: sarebbe bastato pianificare interventi di rinforzo degli argini, di pulizia costante dei letti dei fiumi e dei canali di bonifica e magari sarebbe stato opportuno evitare che gli argini del Bradano venissero abbassati in alcuni tratti per consentire la costruzione di un ponte ferroviario e che il flusso fluviale venisse deviato per realizzare svincoli stradali.
Secondo il Senatore Filippo Bubbico, presente all'incontro, l'inondazione, invece, è stata provocata esclusivamente dall'eccezionalità delle piogge: interventi costanti di manutenzione avrebbero certamente attenuato i danni le cui cause, però, non sarebbero da rintracciare né nella realizzazione di opere infrastrutturali e nemmeno nella cattiva gestione di quelle irrigue. Prima di salutare tutti i presenti, Bubbico ha invitato ad agire in maniera unitaria.
“Come più volte chiesto, è necessario mettere in campo un serio ed efficace piano regionale di sicurezza idrogeologica. (...) Non è possibile più aspettare”. Parole di Piergiorgio Quarto, Presidente Coldiretti Basilicata, pronunciate, però, 4 mesi fa, il 5 novembre 2010: non è che faccia molta differenza visto che gli stessi appelli e le stesse considerazioni sono state ripetutamente espresse a dicembre 2008, e poi ancora il 27 gennaio 2011 (straripamento del Sinni) e, più recentemente, il 19 febbraio (straripamento dell'Agri). E ogni volta la conta dei danni descriveva un'agricoltura in ginocchio. I numeri dell'ultima alluvione parlano di circa 2000 ettari colpiti: 100/150 quelli di colture ortive, 80/100 quelli destinati a fragole, 110 ettari di agrumeti, 20 di vigneti, 30 di oliveti e 100 di frutteti, senza contare le superfici a seminativo (1500 ha inondati). Il bollettino, però, non è definitivo: solo a primavera, con la ripresa vegetativa e la successiva fase di fioritura, si potranno valutare le reali perdite. Lo conferma anche l'assessore regionale all’Agricoltura, Sviluppo Rurale, Economia Montana che, nella relazione presentata lunedì pomeriggio in Consiglio, stima che solo i danni accertati ad oggi siano pari a circa 31 milioni di euro. L'assessore pare accettare le proposte della Coldiretti laddove afferma che “dovranno essere necessariamente previste misure agevolative in materia previdenziale, assistenziale e tributaria in favore dei titolari delle aziende agricole danneggiate” e laddove fa riflettere sul fatto che “sicuramente il sistema agricolo può concorrere compiutamente alla manutenzione e salvaguardia del territorio”.
Nessun commento:
Posta un commento