pubblicato il 17 giugno 2011
Il quadro socio-anagrafico
La ‘società operaia’ è prevalentemente maschile in quanto gli uomini risultano essere il doppio delle donne. Vale la pensa segnalare alcune differenze in base al genere:
- Le donne operaie sono presenti soprattutto nei servizi, 73% dei casi contro un 38% di uomini che lavorano invece prevalentemente nell’industria (39%) o nel settore costruzioni (18%) dove non si registra una presenza femminile di rilievo
- la presenza operaia femminile risulta sottomedia nelle regioni del mezzogiorno dove raggiunge il 20%, contro un 57% impiegata al Nord. Gli operai maschi nelle regioni meridionali sono invece il 30%.
- Il 64% delle donne ha una qualifica di operaio comune (contro il 28% degli uomini) e solo il 26% risulta specializzato.
- La metà del campione svolge le proprie mansioni all’interno di una fabbrica (quota probabilmente inferiore di qualche punto percentuale rispetto alla distribuzione reale) e all’interno di tale segmento risulta prevalente la componente maschile (73% contro il 27% di donne)
- Non si segnalano invece significative differenze di genere per quanto riguarda la tipologia contrattuale e oltre l’80% ha un contratto a tempo indeterminato
L’età media di inizio lavoro è intorno ai 19 anni: la maggioranza dichiara di aver iniziato tra i 15 ed i 18 anni (42%) in particolare hanno incominciato presto coloro che sono impiegati nel settore edile (63%). La media si abbassa a 17 anni per gli over 55 dove il 41% dichiara di esser andato a lavorare prima dei 15 anni. La scolarizzazione obbligatoria delle generazioni successive ha elevato l’età d’inizio, infatti per il 48% dei più giovani la soglia si innalza tra i 19 ed i 25anni.
Le condizioni di lavoro
Le ore medie di lavoro sono intorno alle 37 ore settimanali: 39,3 per i maschi e 32,7 per le donne, 38,4 per chi lavora in fabbrica e 35,8 per chi è impiegato in altre strutture. La retribuzione media mensile (1.100 euro) registra uno scarto di 380 euro tra uomini e
donne e di altrettanto tra operai comuni e specializzati.
Chi lavora in fabbrica guadagna mediamente quasi 200 euro più di chi non vi lavora e altrettanto consistente è lo scarto tra quanti sono impiegati nelle piccole aziende dove lo stipendio è inferiore ai 1000 euro e quanti operano in aziende con più di 250 addetti dove lo stipendio medio è di quasi 1200 euro.
In un terzo dei casi è prevista la possibilità di un contratto integrativo aziendale: a godere di questo trattamento sono il settore industriale (40%), le aziende di grandi dimensioni (55%), quelle del Nord (37%, solo 29% nel mezzogiorno) gli operai specializzati (41%) e quanti lavorano in fabbrica (43%).
La percentuale di quanti percepiscono una quota aggiutiva di salario risulta pari al 30% evidenziando anche in questo caso significative differenze sia di genere (35% gli uomini contro il 21% delle donne), che di settore (40% tra coloro che lavorano nell’industria) sia in relazione alle dimensioni dell’azienda (42% nelle aziende più grandi contro il 22% delle piccole). In poco più della metà dei casi la quota aggiuntiva è il frutto di una trattativa azienda-sindacati. Si tratta di una formula utilizzata principalmente nelle aziende mediograndi con più di 50 dipendenti (68%) e in quelle di grandi dimensioni (82%).
A trovare invece la cifra inserita in busta paga, a mo’ di cadeau, senza alcuna contrattazione (30%) sono soprattutto le donne (42%), coloro che lavorano nelle aziende più piccole (64%) e gli operai comuni, non qualificati.
L’ammontare medio annuale della retribuzione accessoria è pari a 277 euro che diventa 300 per gli uomini e 200 per le donne. Praticamente non esiste per chi lavora nel settore agricolo, raggiunge i livelli più alti nell’industria (circa 330 €) ed i più bassi nel settore costruzioni (128€). Gli operai qualificati sono quelli che riescono a portare a casa il premio più alto che si aggira intorno ai 337 €. La maggioranza degli interpellati ritiene comunque che la retribuzione aggiuntiva, poiché premia il merito del singolo, andrebbe trattata a livello individuale e non collettivo (41%). A sostenerlo sono soprattutto coloro che avendo una specializzazzione hanno anche la possibilità di performance migliori (48%), si aggiungono a questi anche gli operai delle piccole aziende (49%), quelli dell’industria (44%) ed i giovani under 35 (45%).
La valutazione delle condizioni lavorative attuali fa sì che 3 intervistati su 4 si dichiarino soddisfatti del proprio lavoro, soddisfazione che cresce proporzionalmente al livello di specializzazione: dal 67% di operai comuni a cui piace il proprio lavoro si passa all’ 80% di quelli specializzati. Il gradimento appare maggiore tra coloro che non lavorano in fabbrica ed è più
accentuato tra quanti svolgono le loro mansioni nel settore agricolo (86% contro il 71% dell’industria). Non sempre soddisfazione e benefici economici vanno però di pari passo e anche se il lavoro piace, quasi la metà degli operai vorrebbe poter contare su un reddito più elevato.
Le aspettative della categoria sono rivolte non tanto ad ottenere un maggior riconoscimento sociale o gratificazione personale, quanto a migliorare il livello economico (48%) e, in seconda istanza, a poter contare su una maggior sicurezza per il futuro (27%). La necessità di un incremento di reddito appare prioritaria soprattutto per le donne, gli operai del Nord, quanti lavorano nei servizi e svolgono le loro mansioni nelle grandi aziende e godono di contratti a tempo indeterminato. I lavoratori del settore agricolo e delle costruzioni, gli atipici - proprio per le condizioni di precarietà o instabilità che contraddistinguono il contratto o il settore cui appartengono - preferirebbero invece poter contare su maggiori garanzie future.
La percezione di quella che è la propria condizione economica familiare fa emergere un quadro in cui solo un terzo dichiara di trovarsi in una condizione di serenità e decisamente piccola è la quota di quanti possono permettersi di definire agiato il proprio status (3%). La metà sostiene di vivere economicamente in una condizione di precarietà mentre appare preoccupante il segmento, pari al 15%, che si percepisce addirittura indigente. Date queste premesse non stupisce che le richieste di miglioramento economico provengano soprattutto da coloro che versano in condizioni difficili di precarietà o indigenza (55%). Per contro chi ha un bilancio familiare più sereno può guardare avanti, permettersi di pensare al futuro o alle gratificazioni professionali.
Solo il 30% del campione gode della soddisfazione di svolgere un lavoro qualificato le cui esperienze sono riconosciute. Si tratta di un privilegio di cui godono prevalentemente gli uomini più che le donne (36% contro 22%), coloro che lavorano nelle costruzioni (61%) ed in aziende di piccole (40%) e medie (41%) dimensioni e gli operai qualificati (40%). E mentre un 27% ha un lavoro che non richiede particolari capacità e competenze, il 43% impiega esperienze professionali che spesso non vengono riconosciute. All’interno di questo segmento troviamo le risposte di operai del settore agricolo (51%), specializzati (48%) e impiegati nella grande industria (54%).
Il 61% del campione si dichiara tranquillo per quanto concerne la sicurezza lavorativa (molto+abbastanza).A sostenerlo sono soprattutto gli operai del Nord (67%), coloro che operano nei servizi (68%), in fabbrica (65%), operai qualificati e specializzati (69 e 65%) e quanti hanno un contratto a tempo indeterminato (67%).
Tuttavia non è affatto marginale la quota di quanti sentono di non poter contare sulla sicurezza dell’impiego. Si tratta infatti del 39% della categoria, che evidenzia le sacche di insicurezza più profonde tra gli operai over 55 (46%), tra quelli delle regioni del centro sud (50-45%), tra quanti lavorano nei settori agricolo (62%) e nelle costruzioni (57%), tra gli addetti delle piccole aziende (52%) e ovviamente tra coloro che hanno contratti a tempo determinato (59%) o sono atipici (79%). Tale senso di insicurezza oltre che su condizioni oggettive – difficoltà aziendali o contratti precari – fonda le sue radici in un generale senso di incertezza e sulla convinzione della generale scarsa sicurezza di tutti i posti di lavoro (46% pari al 18% del campione).
I timori che investono la categoria rispetto alle prospettive future si incentrano sia su tematiche più a lungo termine quali l’angoscia di non poter usufruire di una pensione adeguata (36%) sia su questioni più contingenti legate alla paura di perdere il posto di lavoro e di conseguenza il reddito (52%).
Sono soprattutto gli operai del settore agricolo ad essere preoccupati dell’adeguatezza della loro pensione (55%) così come lo sono coloro che sono più vicini a momento di ritiro dal lavoro come gli over 55 (56%). La paura di perdere il lavoro e di conseguenza non poter contare sulla continuità del reddito risulta invece più marcata tra gli operai del settore edile (68%) e tra i
lavoratori atipici.
La crisi economica
Il giudizio sulla crisi rivela le forti preoccupazioni della settore: il 93% la considera grave (molto +abbastanza) e la valutazione appare trasversale a tutti i settori e categorie. Secondo gli operai quasi 7 aziende su 10 hanno risentito gli effetti della crisi economica, che ha investito con maggior violenza le fabbriche e le aziende di dimensioni medio piccole e tutti i settori, anche se i servizi sembrano averne risentito meno degli altri (59%).
Più della metà dei lavoratori ha subito dei disagi a seguito della crisi, in particolare coloro che lavorano in fabbrica, nei settori dell’industria e delle costruzioni, gli uomini più delle donne, e quanti vivono e lavorano nelle regioni del mezzogiorno.
La principale conseguenza è stato un periodo di cassa integrazione (22%) che ha colpito soprattutto gli uomini (28%), i lavoratori dell’industria (38%) e delle costruzioni (42%) e quanti lavorano in fabbrica (32%) e gli addetti delle aziende di grandi dimensioni (28%); non si registrano invece differenze significative a livello territoriale a segnale che la crisi si è spalmata
con uguale intensità in tutte le regioni.
Fermo restando che secondo quasi la metà degli intervistati (47%) le aziende hanno usato la crisi per risolvere problemi preesistenti, il giudizio sulla capacità di risposte alla crisi salvano le aziende ma non i sindacati. Infatti mentre la maggioranza dichiara che l’azienda ha risposto bene alle difficoltà sorte con la crisi (72% molto + abbastanza bene), solo un terzo valuta positivamente quanto hanno fatto i sindacati. Particolarmente duro il giudizio fornito da chi opera nel settore agricolo (69% male) e nell’industria (60%).
"Nel mondo non ci sono mai state due opinioni uguali. non più di quanto ci siano mai stati due capelli o due grani identici: la qualità più universale è la diversità."
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lunedì 27 giugno 2011
mercoledì 30 marzo 2011
IL CORTO DEL GIOVANE REGISTA BERNALDESE Primi riconoscimenti per Stand by me :
Un altro riconoscimento per il giovane regista bernaldese, Giuseppe Marco Albano, è giunto dopo la prima del suo cortometraggio del tutto originale del 16 marzo scorso a Matera.
”Stand by me”, può vantare, infatti, già tre nomination al festival di Ravello "A corto di idee": miglior corto, migliore regia, a cura di Giuseppe Marco Albano e migliore attore protagonista, l'attore materano Antonio Andrisani.
Ma c’è di più: sarà una delle attrazioni del “Tanexpo 2012”, l'esposizione internazionale di arte funeraria e cimiteriale che si tiene in primavera a Bologna. E non solo:il corto,prodotto dalla Logic Film e da Basiliciak, parteciperà ai maggiori festival nazionali e internazionali.
Il cortometraggio è una commedia grottesca che narra le vicende di un imprenditore di
onoranze funebri, il geniale Cav. Pacucci (Antonio Andrisani) il quale, attraverso un’idea alquanto
bizzarra tenterà di portare beneficio alla propria azienda e al territorio.
Questa in sintesi la trama del corto, ma da dove nasce l’idea di raccontare, in forma così originale, una storia del tutto “anomala?”
“L'idea non è mia,-afferma Giuseppe Albano- io volevo raccontare una storia su di una famiglia che lavora nel campo funerario, impresa di pompe funebri in gergo. I mio amico, nonchè scrittore Damiano Laterza, mi ha consigliato di scrivere una storia come STAND BY ME: l'idea è sua, in seguito sceneggiata da me al fianco di Antonio Andrisani, lo stesso attore protagonista del corto”
Quanto tempo hai impiegato per la sua realizzazione?
“Dalla fase di ideazione alla fase di post produzione sono passati circa 6 mesi, i tempi purtroppo sono così lunghi esclusivamente per la mancanza di fondi, avrei realizzato lo stesso in un mese se avessi avuto le spalle coperte economicamente.”
Com’è stata accolta la tua proposta di girare un corto del tutto inusuale?
“La reazione, dagli addetti ai lavori ai piccoli privati che abbiamo coinvolto nel progetto:erano molto entusiasti dell'idea della storia, perchè nuova, fresca, divertente e molto particolare, insomma raccontare la storia di un uomo che lavora nel campo funebre non è di tutti i giorni.Fortunatamente abbiamo avuto l'aiuto di piccoli privati che hanno sostenuto in diverso modo il nostro progetto.”
Tanta voglia, insomma di sostenere, il tuo progetto.Così come numerosa la partecipazione. E allora, ricordiamo i principali collaboratori?
“ Si, una partecipazione entusiasta. Ed io sono davvero orgoglioso di ciò che è stato fatto e di chi ha collaborato con me. In primis, La produzione Logic Film, l'associazione culturale basiliciak, e poi amici tra attori, attrici, tecnici e semplici assistenti, che lavorano ogni giorno e vivono di questo lavoro, perchè si,il cinema è un lavoro che va rispettato ed apprezzato come tutti gli altri normali lavori.
La gente pensa che giochiamo o addirittura siamo giovani a cui non va di faticare, noi siamo dei lavoratori come gli altri, il cinema è il nostro lavoro;raccontare le storie per cercare di cambiare qualcosa, o forse solamente per allontanare dallo stress quotidiano lo spettatore che viene a vedere il lavoro finito. Molti volontari, molti amici, non è da soli che si fa il cinema ma in tanti, bisogna essere uniti e credere sempre nello stesso identico sogno, quello del cinema indipendente. Nessuno ci sostiene, siamo noi a sostenerci da soli senza l'aiuto di nessuno. Li vorrei ringraziare tutti, e con loro, anche tutti coloro che numerosi, sono venuti a vedere la prima.”
martedì 8 marzo 2011
A Pierluigi Bersani.Commento sulla bacheca del Segretario nazionale del Pd.Sabato 5 marzo 2011.
Segretario, le sto scrivendo da ragazza del sud, di quel profondo sud che conosce tanto bene in quanto mille volte l'ha accolta a braccia aperte e le ha dato fiducia: la Basilicata.
Concordo in pieno su tutto quello che lei dice ma in queste... ore drammatiche non solo per la Libia, soprattutto per l'Italia, e in primis x quell'Italia del sud, del mezzogiorno che lei ama tanto e che difende a spada tratta, bene , quella regione, la mia regione ora più che mai ha bisogno che la politica si occupi di lei...e non perchè i nostri amministratori regionali e senatori nn lo stiano facendo, ma perchè è il governo che ci sta ignorando!
La gente sta soffrendo, ha perso tutto ciò che possedeva...contadini senza case, distrutte dalle alluvioni di questi giorni,gente senza futuro in quanto un presente non ce l'ha più, parco archeologico, la Magna Grecia,coperta dall'acqua che ancora continua a scendere inesorabile...e ancora di più...indescrivibile!te e Morte e desolazione regnano sovrani in questa terra tanto amata che tanto ha dato e continua a dare.
Lo dica apertamente al capo Berlusconi, si unisca alle nostre voci che chiedono e hanno bisogno di futuro...invochi più che mai. l'aiuto dello Stato, la sua presenza, il suo aiuto paterno come dovrebbe essere a 150 anni dalla nascita di questa Italia che sembra non voler crescere...si unisca alle nostre voci e insieme a noi cerchiamo di costruire, anzi ricostruire se è possibile, un'Italia migliore.Grazie
Concordo in pieno su tutto quello che lei dice ma in queste... ore drammatiche non solo per la Libia, soprattutto per l'Italia, e in primis x quell'Italia del sud, del mezzogiorno che lei ama tanto e che difende a spada tratta, bene , quella regione, la mia regione ora più che mai ha bisogno che la politica si occupi di lei...e non perchè i nostri amministratori regionali e senatori nn lo stiano facendo, ma perchè è il governo che ci sta ignorando!
La gente sta soffrendo, ha perso tutto ciò che possedeva...contadini senza case, distrutte dalle alluvioni di questi giorni,gente senza futuro in quanto un presente non ce l'ha più, parco archeologico, la Magna Grecia,coperta dall'acqua che ancora continua a scendere inesorabile...e ancora di più...indescrivibile!te e Morte e desolazione regnano sovrani in questa terra tanto amata che tanto ha dato e continua a dare.
Lo dica apertamente al capo Berlusconi, si unisca alle nostre voci che chiedono e hanno bisogno di futuro...invochi più che mai. l'aiuto dello Stato, la sua presenza, il suo aiuto paterno come dovrebbe essere a 150 anni dalla nascita di questa Italia che sembra non voler crescere...si unisca alle nostre voci e insieme a noi cerchiamo di costruire, anzi ricostruire se è possibile, un'Italia migliore.Grazie
mercoledì 2 marzo 2011
E' una terra con troppi suicidi.La Basilicata nelle statistiche seconda solo alla Calabria.
Aumentano i casi di depressione-Il male di vivere è una malattia e così va trattata.A togliersi la vita sono soprattutto i giovani e i maschi.
da Controsenso del Mercoled' del 2 marzo 2011
di Antonella Melillo
da Controsenso del Mercoled' del 2 marzo 2011
di Antonella Melillo
Nel 2020 sarà la seconda causa d’invalidità al mondo che nulla ha che fare col pessimismo poetico montaliano. La depressione o meglio conosciuta come “mal di vivere”, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità è un’emergenza che va affrontata. E per farlo bisogna intervenire capendo subito e interpretando quei sintomi che, se non vengono presi in tempo, possono modificarsi e far avanzare lo stato della malattia. Perchè di malattia di tratta. Una malattia che colpisce soprattutto i giovani e dilaga senza fare sconti, in tutte le famiglie ed in tutti i gruppi.
Facile condannarli...ma chi non ha mai pensato, anche solo lontanamente al suicidio come facile via di scampo alle difficoltà, piccole, grandi, insormontabili?”Chi- come direbbe il Montale-“non” ha incontrato il mal di vivere?”
Sempre più i ragazzi si sentono soli, la solitudine è forse il male del secolo, perché se da un lato si possiede tutto quello che serve per la comunicazione (telefonini, internet...) dall'altro ci si sente spesso abbandonati a se stessi e vittime di questa pazza corsa verso non si sa chi o che cosa: vuoi la bellezza estetica, vuoi la carriera, vuoi i meriti da conquistarsi, per essere magari scavalcati da "figli di papà" scansafatiche.
Tante le cause:perdita del lavoro,disoccupazione, crisi economica, chiusure di aziende, lavoratori espulsi dal mercato produttivo,«nuove povertà» che, purtroppo, sono in costante aumento. Ma dietro al gesto estremo di una persona che decide di togliersi la vita - come ci spiegano gli esperti - c’è dell’altro. Ci sono drammi interiori, traumi infantili, situazioni che affondano le radici in fragilità psicologiche.
Ormai, le casistiche e le denuncie relative ai problemi dei giovani rappresentano un argomento tristemente e grandemente attuale. E' un dato acquisito che il numero dei suicidi nei giovani in età inferiore ai 24 anni è aumentato a dismisura; la depressione colpisce il 10% dei ragazzi ed il 40% di questi finisce preda della droga; il 10% delle ragazze soffre di gravi disturbi del comportamento alimentare (vedi anoressia o bulimia). L'uso abituale di sostanze stupefacenti riguardava, in una statistica relativa all'anno 1998, un migliaio circa di bambini di età inferiore ai14 anni, 15mila ragazzi tra i 15 ed i 17 anni e 57mila giovani tra i 18 ed i 20 anni.
Ormai, le casistiche e le denuncie relative ai problemi dei giovani rappresentano un argomento tristemente e grandemente attuale. E' un dato acquisito che il numero dei suicidi nei giovani in età inferiore ai 24 anni è aumentato a dismisura; la depressione colpisce il 10% dei ragazzi ed il 40% di questi finisce preda della droga; il 10% delle ragazze soffre di gravi disturbi del comportamento alimentare (vedi anoressia o bulimia). L'uso abituale di sostanze stupefacenti riguardava, in una statistica relativa all'anno 1998, un migliaio circa di bambini di età inferiore ai14 anni, 15mila ragazzi tra i 15 ed i 17 anni e 57mila giovani tra i 18 ed i 20 anni.
Tra le pieghe dei dati statistici scopriamo che a togliersi la vita sono soprattutto gli uomini, con 9 casi di suicidio l’anno ogni centomila abitanti, contro un 2,6 tra le donne. Le fasce di età maggiormente interessate al fenomeno sono tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e 34 anni. Se a questi dati, già sconfortanti, si aggiungono quelli paurosi dei morti e dei feriti per incidenti stradali in auto o in motorino (15-20 morti ogni fine settimana nelle cosiddette “stragi del sabato sera”) ne risulta un quadro impressionante che giustifica l'amaro detto “l'adolescente si ammala poco ma muore molto”.
In Basilicata, poi, c’è un elevato tasso di suicidi (14,6 ogni 100.000 abitanti) che colloca la regione soltanto alle spalle della Calabria (18,4). Numeri destinati a crescere se si fa riferimento al trend di questi primi tre mesi del 2009: da gennaio ad oggi, infatti, incrociando i dati di questura e carabinieri, si sono verificati 8 suicidi, di cui 5 soltanto a Potenza e nell’hinterland.
E il 2011, appena iniziato segna già un trend di crescita destinato ad aumentare:nei primi tre mesi dell'anno, infatti, si registrano già 10 casi di suicidio.
Dicevamo una malattia. Curabile per tanti aspetti e tramite diverse tipologie di intervento.
Esistono centri,in Italia,attrezzati alla cura della malattia in tutti suoi stadi. E le terapie sono garantite dal Sistema sanitario nazionale. “Un'équipe di medici – afferma il Dott. Carlo Altamura, direttore della Clinica psichiatria dell'università degli Studi di Milano e dell’Unità operativa di Psichiatria della Fondazione Irccs policlinico – accoglie il paziente, valutando proprio quei sintomi che sono campanello d’allarme della malattia. Lo psichiatra, il nutrizionista, l’endocrinologo, lo psicologo. Sono tutte figure professionali che possono valutare un disturbo specifico e comprendere se sia o meno legato al mal di vivere.
venerdì 25 febbraio 2011
Macchè calo!E' un boom della droga!

Contestati i dati del ministro Giovanardi.Sono quasi 500 i tossicodipendenti in carico del Sert nel materano.Ben 223 sono residenti nel capoluogo.
L’Italia è ai vertici della classifica per il consumo di droga , dopo Spagna e Portogallo.La cannabis è tra gli stupefacenti più consumati nel vecchio continente ma la cocaina, al secondo posto per gradimento in Europa, è in testa per numero di decessi, mille nel 2008 e in crescita rispetto agli anni precedenti. Quasi 14 milioni di adulti hanno provato la polvere bianca, 4 milioni l'hanno consumata nell'ultimo anno.Sono invece 75,5 milioni gli europei che hanno provato la cannabis almeno una volta nel corso della loro vita, di questi circa 23 milioni ne hanno fatto uso nell'ultimo anno e circa 4 milioni la consumano quotidianamente o quasi.I dati sono quelli della Relazione 2010 sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa, presentata nel novembre scorso dall’Agenzia europea delle droghe (Oedt) a Lisbona e in contemporanea a Roma.Il rapporto rileva come il consumo di questa sostanza sia strettamente collegato alla frequentazione di ambienti come le discoteche ed all'abuso di sostanze alcooliche.
Un aspetto particolarmente allarmante, evidenziato dal rapporto, è quello di droghe appositamente "progettate" a partire da medicinali esistenti e legalmente circolanti. "La diffusione di medicinali contraffatti, fabbricati e venduti al posto dei prodotti legittimi è un problema crescente. Nel 2009 sono state segnalate al sistema di allarme rapido sostanze basate su lievi modificazioni delle strutture chimiche di medicinali il cui abuso potenziale era noto. La crescita dei nuovi farmaci progettati aggiungerebbe un compito indesiderato alla necessità di evitare il dirottamento e l'abuso di farmaci soggetti a prescrizione medica. È anche un ulteriore esempio del modo in cui l'innovazione sul mercato illegale richieda una risposta energica e unificata in termini di quadri normativi per il controllo dei medicinali e delle droghe. La questione rappresenta una minaccia potenziale più che un problema immediato, ma tenuto conto della velocità alla quale si verificano i nuovi sviluppi in questo campo, è importante anticipare le sfide future. L'idea che in futuro si assisterà a una crescita del numero di nuove droghe basate su prodotti farmaceutici esistenti, ma destinati a un uso non terapeutico, sarebbe particolarmente preoccupante.Trafficanti e spacciatori affinano le tecniche per far circolare la cocaina: prima dell’esportazione introducono cocaina base o idrocloride nei materiali da trasporto, come ad esempio cera d’api, fertilizzanti o tessuti, e poi la estraggono nei laboratori clandestini allestiti nell’Ue: nel 2008 ne sono stati scoperti 25 solo in Spagna. Ma non è solo questo a preoccupare l’agenzia di Lisbona: nel 2008 i decessi collegati al consumo della polvere bianca sono raddoppiati, passando da 500 a mille. Nello stesso anno circa 70 mila europei hanno cominciato a curarsi dalla dipendenza da questa sostanza, circa il 17% di tutti i nuovi pazienti che si sottopongono a trattamento delle tossicodipendenze.«Troppi europei», afferma il direttore dell’Oedt Wolfgang Goetz, «considerano ancora il consumo di cocaina come un accessorio relativamente innocuo di uno stile di vita di successo». Invece, occorre sapere che «non solo il suo consumo può aumentare pesantemente e con rapidità, ma anche che può causare decessi, persino quando l’assunzione è occasionale e le dosi sono basse». In Europa in un anno sono aumentate di 1 milione sia le persone che hanno provato la cocaina che quelle che l’hanno consumata negli ultimi 12 mesi. Sullo specifico fronte italiano, il sottosegretario Carlo Giovanardi, asserendo che i dati Ue sulla crescita del consumo sono vecchi, presenta i suoi sulla presunta riduzione dei consumi e quindi diminuzione dei consumatori, cosi' come li aveva presentati a suo tempo al Parlamento italiano, dati contestati da piu' parti.
In merito interviene Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani, che contesta i dati del sottosegretario Carlo Giovanardi.
"Il proibizionismo non funziona e non conviene provocando immensi costi civili, economici e sociali. E' una forma di repressione sociale di massa che garantisce fiumi di denaro a terrorismo e narcomafie. Solo in Italia, sono oltre 11 i miliardi di euro assicurati alla criminalità dalla droga proibita, mentre quattro milioni sono i consumatori trasformati in criminali, 250 mila gli spacciatori e 28 mila i detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti".
Secondo Staderini "non ha alcun senso spendere miliardi di euro per la lotta alla droga quando la stessa Agenzia denuncia la mancanza di risorse per i trattamenti sanitari dei tossicodipendenti". "Il sottosegretario Giovanardi, poi, smetta di vantarsi per dei dati che sono scientificamente fasulli, visto che l'88% del campione della sua indagine non ha risposto alle domande".Ma aldilà delle affermazioni di rappresentanti politici restano i dati del tutto preoccupanti ed inconfutabili soprattutto se si guarda in casa nostra.Se si guardano i dati del Sert potentino e di quello materano, sicuramente ciò che ne emerge non è per nulla rassicurante. In linea con quanto avviene nel resto del Paese la figura del tossicodipendente è molto cambiata. L’età media degli assuntori di sostanze stupefacenti è calata (oggi la media varia tra i 23 e 29 anni) e sempre più spesso si tratta di poliassuntori (diverse tipologie di droghe) con finalità legata al semplice sballo. Proprio l’elemento età è quello che desta maggiori preoccupazioni perché, accade sempre più spesso, a cadere nella rete della droga (soprattutto di quelle «senza ago» sono i giovanissimi a caccia di emozioni forti. Un segnale forte della rottura di alcuni importanti legami sociali, di un malessere generale della nostra società. L’eroina rimane la sostanza «preferita» dai potentini (oltre 60 per cento degli assuntori sceglie questo tipo di stupefacente) ma anche la cocaina (una volta riservata solo ai benestanti) e le nuove sostanze sintetiche (ecstasy) fanno molta presa aumentando i rischi e alimentando il mercato del malaffare. Riguardo ai «numeri» degli assuntori di droghe nel capoluogo è impossibile essere precisi, sia perché molti «rifiutano» questa etichetta e non si rivolgono al Sert o all’associazioni di volontariato sul territorio sia perchè proprio la presenza di tanti possibili soggetti a cui rivolgersi e la mancanza di coordinamento tra queste impedisce un conto preciso.
Allarmante è ciò che emerge dai dati del Sert di Potenza (riguarda il capoluogo ma anche gli altri comuni dell’hinterland) conferma l’aumento esponenziale degli ultimi anni. Attualmente sono ben 492 i tossicodipendenti prese a carico dal Sert (un aumento di 20 unità rispetto all’anno precedente) e a quanto si apprende dalla relazione annuale dell’ASM di Matera, si rileva che gli utenti del Servizio Tossicodipendenti provengono per il 75%, equivalente a 369 su 490, dal Distretto di Matera e di questi ben 223 (il 60%) dalla città di Matera.
Controsenso del mercoledi del 22 febbraio 2011
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